LE OPERE
l'illustratore
Studente di Storia dell’Arte presso l’Ateneo fiorentino; da autodidatta si diletta nella pittura a olio e nel disegno. Sue linee guida sono la grande plastica della Grecia classica, la pittura rinascimentale e novecentesca. Le opere sono un miscuglio personale di linee classiche e contemporanee: eclettismo, eleganza e purezza ideale delle forme ambientate in “paesaggi” adimensionali (bicromatici o monocromatici) di una piattezza sconvolgente. “La mia narrazione deve sempre lasciare qualcosa in sospeso in chi guarda, suscitare un personale discorso interiore. La scelta dei soggetti da riportare su tela è puramente casuale e in qualche modo sento che in quel momento confluiscono nel pennello o nella matita delle sensazioni contenute dentro la mia mente le quali hanno la necessità di uscire e imprimersi sul supporto. Spesso non c’è una spiegazione logica quasi a dimostrare la loro natura inconscia e irrazionale.”

francescosimini@​live.it


Pittura, Grafica, Illustrazione, Computer Art

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TITOLO OPERA
Senza titolo

ARTISTA
Francesco Cosimini

DESCRIZIONE OPERA
Ciò che mi piace della mente umana è il modo in cui rincorre un pensiero e lo realizza. Mio scopo è non cadere mai nel banale e nell’ovvio e anche in questo caso ho cercato di produrre un’immagine esteticamente gradevole eppure “fastidiosa” in modo che non rientrando nei comuni schemi possa produrre un effetto, un’emozione, in chi la guarda evitando di assaporarla solo per la sua valenza estetica. Alla base di quest’opera, come in tutta la mia produzione artistica, lo spettatore si deve sempre interrogare su ciò che sta vedendo. Do inizio alle mie opere destrutturando e riproponendo con nuove forme ciò che è ovvio (realtà) rendendolo imitazione, falsità, irrealtà, sogno attraverso il mio pensiero trasformandolo poi in “arte” ottenendo prodotti molto puliti, essenziali ed eleganti schivando di scivolare nel banale.
Descrivo la mia opera. Per comprenderla è bene suddividerla negli elementi che la compongono: il quadrato, il teschio, la “foto-tema” e la scultura greca. Ho utilizzato il quadrato per ragioni formali e strutturali perché rappresenta la perfezione; è, quest’ultima, per me, un’ossessione, quasi un’utopia, un risultato difficile da raggiungere. La seconda figura-emblema utilizzata è il teschio e il concetto di vanitas insito in sé: questa mia scelta ci fa riflettere sulla caducità della vita e alla sua transitorietà in terra; lo sfondo scuro su cui si adagia è lo scorrere del momento perché come racconta il mito greco che il tempo fu generato quando regnava Caos e dal vuoto onnipresente si generarono i Titani tra cui Crono il dio del tempo. La statua greca, l’“Afrodite Sosandra” (Afrodite che salva tutti), opera dello scultore greco Calamide, realizzata nel quarto decennio del V sec, funge da chiave di volta dell’opera da me presentata: la dea rappresenta la giovinezza, la bellezza, la razionalità dello stile Severo, crudamente nella sua essenzialità dei tratti e ciò va a collidere in un moto di incontro coi tratti somatici della vecchia donna ormai segnati del tempo e dalla vita che ha trascorso su questa terra. Il fine di questo ragionamento ci ricollega immancabilmente al centro generatore di tutto.
Il prodotto finale è dunque un’allegoria sulla vita: prima, durante e dopo; ma poi? Voglio che ognuno finisca questo mio ragionamento secondo il suo personalissimo pensiero.


Matita su carta.





 
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